Caterina's profileDisLocAzioniPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    December 12

    Shinjirarenai.

     
    Ovvero: non ci posso credere.
    Qualcuno è arrivato qua cercando su google "calzini nella poesia" (una specie di sintesi degli ultimi due post ha condotto lo sfortunato su questo Parnaso mendace).
    Questo dovrebbe farmi riflettere sull'andamento altalenante della mia prosa in questo blog semi-abbandonato.
    E invece mi fa solo morire dalle risate.
    (Che sia il tema di una tesi di laurea? O di un articolo di un eccelso accademico comparatista in preda agli astratti furori dei cultural studies? Non me ne mereviglierei, ho visto di peggio).
    December 08

    Prima alla Scala e seconda serata

     
     
    scala  Di Opera non so nulla.
    Eppure l'Opera mi affascina, da sempre.
    Credo che essa esprima un'evidenza che parla anche a noi profani: una concentrazione di sublime che "si squaderna" davanti a chiunque veda, e non può fare a meno di sentire, l'Opera.
    'Fin, bref: ieri sera mi sono ritrovata davanti alla TV, avvolta nel mio plaid rosso e nella passione travolgente di Tristan und Isolde. Idillio da prima fuggito e poi crudelmente negato, fino alla liberatoria Liebestod: la morte d'amore, verso la quale Wagner conduce anche il più distratto degli uditori.
    Le variazioni sul tema sempre più incalzanti, le sospensioni, la tensione infinita dei contrasti, e infine, il monologo di Isotta.
     
    Amici! Vedete!
    Non lo sentite? Non lo vedete?
    O forse io sola odo
    questa melodia,
    che sì mirabile,
    sì soave,
    dolente per voluttà,
    tutto esprimendo,
    soavemente conciliante
    da lui riverberando,
    penetra in me,
    in alto si lancia,
    dolcemente echeggiando
    risuona a me d'intorno?
    (...)
    Nel flusso ondeggiante,
    nell'armonia risonante,
    nello spirante universo
    del respiro del mondo-
    annegare,
    inabissarmi-
    senza coscienza-
    suprema voluttà!
     
    (Per chi volesse approfondire, ecco un pdf illuminante, curato dalla Fenice di Venezia)
     
    Io ci vedo, ci leggo, ci sento, un invito, universalmente rivolto, a lasciarsi avvolgere dalla forza dell'opera d'arte.
    Perché di amore, di morte, di sofferenza, di idilli negati, è tessuta l'esperienza umana di ognuno. Non vi è nulla di troppo alto, nell'Opera, nella poesia, nella musica, che i nostri sentimenti e il nostro intelletto non possano cogliere. 
    Eppure.
    Eppure nel nostro Paese, al "grande pubblico" della prima alla Scala non resta che il giro di brillanti al collo del Sindaco Moratti più interessata alla candidatura di Milano per l'Expo 2015 che alla bellezza delle note wagneriane e qualche ministro che dice "Da domani ci occuperemo del miglioramento delle condizioni di coloro che operano in questa istituzione e in tutti i teatri d'Italia" (domani è un altro giorno, si vedrà).
    Certo, la prima alla Scala è anche questo. Paillettes, emiri del Qatar, melomani intransigenti e scioperi davanti al Teatro.
    Se hai Sky, poi, puoi anche godere del resto: delle ouvertures dirette da un Barenboim che fa le facce buffe, dei deliziosi acuti di Waltraud Meier, della bella mise en scène di Patrice Chéreau.
    In Francia, invece, basta dotarsi di un po' di curiosità e di tanta buona volontà (per noi Pretty Woman un po' fuori dal giro) e di un plaid rosso: Arte, il canale franco-tedesco che mi mancherà così tanto da febbraio, trasmette in diretta da Milano, per chiunque ne abbia voglia, i tre atti di questo strano oggetto del (mio) desiderio.
    Io non lo so se il bilancio della Rai è così disastrato da non potersi permettere i diritti. Io credo piuttosto che un po' di coraggio nelle scelte della "televisione di Stato", aiuterebbero il nostro Paese a uscire dalla latrina di intercettazioni-gossip-realityshow in cui sta sprofondando.
    Noi, il Paese dove l'Opera è nata.
    Noi, il Paese dov'è nato Dante. Che va in seconda serata, infatti.
    Condivido la perplessità del mio saggio fratellone sui costi delle letture della Divina Commedia di Benigni: 5 milioni di euro sono molti, ed è anche per questa ragione che non capisco il senso di proporre queste piccole perle di bonheur de l'ésprit in seconda serata.
    Ma tra i settecentomila euro dati a Celentano per promuovere il suo disco, e i milioni di euro che la Rai ogni anno butta nel mar ligure per i cachet di improbabili ospiti internazionali per le noiosissime e multiple serate sanremesi, ecco, io preferisco ancora i soldi dati a Benigni. Che in seconda serata, urla agli italiani di andare fieri della bellezza della Poesia che è nel loro patrimonio culturale e genetico, e che parla agli uomini di oggi ancora più che a quelli di ieri.
    Anche a quelli che guardano Fabrizio Frizzi in prima serata.
    Perché giovedì sera, i telespettatori di Raiuno, erano impegnati a uniformarsi -cerebralmente - a una massa di Soliti Ignoti.