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日志


7月2日

Ciclone Riciclone

 
Questo spazio è nato per l'esigenza di dire il senso di "dislocazione" - innanzitutto geografico - col quale convivo ormai da sempre.
 
Essere "altrove" è una condizione alla quale non ci si abitua. Per quanto si stia bene, forse meglio, per quanto sia ormai chiaro che la necessità sia l'unica legge che regola le potenzialità infinite di "altrove" dove dislocarsi, per quanto, per quanto.
 
Ecco. In realtà in questo post volevo parlare di riciclo, ma anche di questo blog abbandonato, ma anche del riciclo di idee in questo blog abbandonato, ma anche del fatto che spesso essere dislocati vuol dire dover convivere con le idee altrui sul tuo "dove" originario, ma anche del fatto che un po' tu senti di appartenere ad ognuno dei posti in cui sei stato, ma anche del fatto che l'unico posto che senti tuo davvero non c'è da nessuna parte. Ma anche, ma anche. Per quanto, per quanto.
 
Allora riciclo un'idea in questo blog abbandonato. Un'idea sul riciclo, anche. E' una notizia che mi ha fatto sorridere. E sta qui.
Al piccolo comune di Piane Crati - che pensavo fosse il luogo mitico delle vacanze di una persona amica, e in realtà esiste davvero - va il premio "Riciclone 2008".
 
Questo per dire che.
I collegamenti con tutto il resto - forse non ci sono - fateli voi, miei 2,5 lettori. (i manzoniani 25 mi sembravano eccessivi. 2 e mezzo è statisticamente ineccepibile, direi.)
 
 
4月14日

Il sonno della ragione...

 
...genera mostri.
 
Lo sapevamo già, ma ne abbiamo l'ulteriore conferma.
Gli italiani hanno perso la ragione.
E, si sa, il sonno della ragione genera mostri. E nani da circo, nel caso specifico.
 
("Le sommeil de la raison engendre des mostres". Et des nains qui font leur cirque, notamment, dans Le Grand Guignol nommé Italie.)
3月29日

Haiku* improvvisato e melancolico (e anche bruttino assai)

Triste è il blog
solo a primavera.
 
(*sono 17, right?)
2月27日

Troppe cose (trop de choses)

quindi taccio.
(donc je me tais.)
12月12日

Shinjirarenai.

 
Ovvero: non ci posso credere.
Qualcuno è arrivato qua cercando su google "calzini nella poesia" (una specie di sintesi degli ultimi due post ha condotto lo sfortunato su questo Parnaso mendace).
Questo dovrebbe farmi riflettere sull'andamento altalenante della mia prosa in questo blog semi-abbandonato.
E invece mi fa solo morire dalle risate.
(Che sia il tema di una tesi di laurea? O di un articolo di un eccelso accademico comparatista in preda agli astratti furori dei cultural studies? Non me ne mereviglierei, ho visto di peggio).
12月8日

Prima alla Scala e seconda serata

 
 
scala  Di Opera non so nulla.
Eppure l'Opera mi affascina, da sempre.
Credo che essa esprima un'evidenza che parla anche a noi profani: una concentrazione di sublime che "si squaderna" davanti a chiunque veda, e non può fare a meno di sentire, l'Opera.
'Fin, bref: ieri sera mi sono ritrovata davanti alla TV, avvolta nel mio plaid rosso e nella passione travolgente di Tristan und Isolde. Idillio da prima fuggito e poi crudelmente negato, fino alla liberatoria Liebestod: la morte d'amore, verso la quale Wagner conduce anche il più distratto degli uditori.
Le variazioni sul tema sempre più incalzanti, le sospensioni, la tensione infinita dei contrasti, e infine, il monologo di Isotta.
 
Amici! Vedete!
Non lo sentite? Non lo vedete?
O forse io sola odo
questa melodia,
che sì mirabile,
sì soave,
dolente per voluttà,
tutto esprimendo,
soavemente conciliante
da lui riverberando,
penetra in me,
in alto si lancia,
dolcemente echeggiando
risuona a me d'intorno?
(...)
Nel flusso ondeggiante,
nell'armonia risonante,
nello spirante universo
del respiro del mondo-
annegare,
inabissarmi-
senza coscienza-
suprema voluttà!
 
(Per chi volesse approfondire, ecco un pdf illuminante, curato dalla Fenice di Venezia)
 
Io ci vedo, ci leggo, ci sento, un invito, universalmente rivolto, a lasciarsi avvolgere dalla forza dell'opera d'arte.
Perché di amore, di morte, di sofferenza, di idilli negati, è tessuta l'esperienza umana di ognuno. Non vi è nulla di troppo alto, nell'Opera, nella poesia, nella musica, che i nostri sentimenti e il nostro intelletto non possano cogliere. 
Eppure.
Eppure nel nostro Paese, al "grande pubblico" della prima alla Scala non resta che il giro di brillanti al collo del Sindaco Moratti più interessata alla candidatura di Milano per l'Expo 2015 che alla bellezza delle note wagneriane e qualche ministro che dice "Da domani ci occuperemo del miglioramento delle condizioni di coloro che operano in questa istituzione e in tutti i teatri d'Italia" (domani è un altro giorno, si vedrà).
Certo, la prima alla Scala è anche questo. Paillettes, emiri del Qatar, melomani intransigenti e scioperi davanti al Teatro.
Se hai Sky, poi, puoi anche godere del resto: delle ouvertures dirette da un Barenboim che fa le facce buffe, dei deliziosi acuti di Waltraud Meier, della bella mise en scène di Patrice Chéreau.
In Francia, invece, basta dotarsi di un po' di curiosità e di tanta buona volontà (per noi Pretty Woman un po' fuori dal giro) e di un plaid rosso: Arte, il canale franco-tedesco che mi mancherà così tanto da febbraio, trasmette in diretta da Milano, per chiunque ne abbia voglia, i tre atti di questo strano oggetto del (mio) desiderio.
Io non lo so se il bilancio della Rai è così disastrato da non potersi permettere i diritti. Io credo piuttosto che un po' di coraggio nelle scelte della "televisione di Stato", aiuterebbero il nostro Paese a uscire dalla latrina di intercettazioni-gossip-realityshow in cui sta sprofondando.
Noi, il Paese dove l'Opera è nata.
Noi, il Paese dov'è nato Dante. Che va in seconda serata, infatti.
Condivido la perplessità del mio saggio fratellone sui costi delle letture della Divina Commedia di Benigni: 5 milioni di euro sono molti, ed è anche per questa ragione che non capisco il senso di proporre queste piccole perle di bonheur de l'ésprit in seconda serata.
Ma tra i settecentomila euro dati a Celentano per promuovere il suo disco, e i milioni di euro che la Rai ogni anno butta nel mar ligure per i cachet di improbabili ospiti internazionali per le noiosissime e multiple serate sanremesi, ecco, io preferisco ancora i soldi dati a Benigni. Che in seconda serata, urla agli italiani di andare fieri della bellezza della Poesia che è nel loro patrimonio culturale e genetico, e che parla agli uomini di oggi ancora più che a quelli di ieri.
Anche a quelli che guardano Fabrizio Frizzi in prima serata.
Perché giovedì sera, i telespettatori di Raiuno, erano impegnati a uniformarsi -cerebralmente - a una massa di Soliti Ignoti.
11月29日

Calzini

calziniQuando avvengono importanti cambiamenti nella mia vita io compro calzini. Soprattutto se si tratta di cambi-città.
 
Ho comprato calzini da persona matura a Catanzaro nel 1999, in previsione della mia nuova vita da universitaria a Venezia.
Ho comprato montagne di calzini nel 2001, unainteramezzavaligia, in preda ad astratti furori, prima di partire per Kyoto: è risaputo, in Japan si sta scalzi ovunque.
E' risaputo, io buco tutti i calzini destri a velocità record.
Ho comprato dei calzini molto chic, nel 2005, a Venezia, perché come si fa a Paris a non essere chic anche nella chaussette. C'est interdit.
Ora mi chiedo se una partenza che è un ritorno, ma anche un nuovo inizio, scatenerà in me l'esigenza ossessivo-compulsiva del calzetto.
Una dottoranda ha bisogno di calzini da dottoranda, no? 
Sono problemi, in effetti. 
10月7日

Parigi è un questionario

 
"Di una città non si apprezzano le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda." Italo Calvino
 
Se vi chiedevate dove fossi finita, ecco: a cercare tante risposte in questa città che è un questionario.
7月8日

Spy story

 
Una missiva inviatami da  "Aéroports de Paris" mi aspettava ieri, nella mia boite aux lettres, per rivolgermi un mattutino coucou!
Sussulto, soprassalto, mi intimorisco: l'inguaribile pessimista che è in me - quella che non solo vede il bicchiere mezzo vuoto, ma analizza la situazione con piglio deciso e lucida razionalità (d'altronde, il bicchiere è lì per terra in frantumi, come pretendi che sia rimasto mezzo pieno?) -
ecco, quell'io là - ma je è sempre un autre - comincia a sudare freddo.
eccolosapevohannoannullatoilvolodigiovedìsaràfallitamyaireadessoamarcochiglielodice
iovogliopropriotornareacasaiobisognodiandareinitaliadopotuttoquestotempoepoiperchémiscrivonoloromisembraimprobabile
E infatti.
Apro.
Pubblicità
Ovvio.
Pubblicità del nuovoeimplementato sistema di parcheggio degli aereoportsdeparis.
Perché loro SANNO che io sono un'utente abituale degli aereoporti.
Bonjour,
Vous fréquentez régulièrement nos aéroports Paris-Orly et Paris-Charles de Gaulle.
Ah si? E a voi chi ve l'ha detto?
Io, ovviamente. Mannaggia amme e alle caselline "consente al trattamento dei dati personali". Si, certo, fate di me quello che volete.
Poi la furbetta che è in me si ridesta: tsk, credevate di sapere tutto di me, ma se controllaste davvero i miei spostamenti sapreste che non ci vado in macchina all'aereoporto. Ci vado in metro io, che me ne fo' di un parcheggio?
Poi la paranoica che in me - je n'est pas un autre, mais plusieurs autres - mette irrevocabile fine al vaneggiamento.
Certo che lo sanno.
Il mio ipertecnologico pass navigo. Un simpatico microchip tracciabilissimo. ARG.
 
6月29日

Digital Divide?

 
Forse stiamo perdendo di vista le priorità.
 
"Trecento computer portatili low-cost, tutti colorati e pensati apposta per i più piccoli, sono stati donati da un'associazione americana a una scuola nigeriana di Abuja. Peccato che lì non arrivi l'elettricità. L'Olpc, fondata da Nicholas Negroponte, porta avanti infatti un programma per favorire l'informatizzazione nei paesi in via di sviluppo, donando pc portatili da 100 dollari. Che, per ora, alla scuola Galadima non potranno essere usati."
 
6月23日

ceux qui ne prennent pas Le Pirée pour un homme

 
 
"La letteratura italiana negli ultimi anni si è adagiata nella confezione di romanzi che seguono le abitudini di lettura più pigre, che danno una rappresentazione della realtà come ci si aspetta…"
(Calvino, 1966. Celui qui ne connaissait pas Federico Moccia. Ni Alessandro Baricco, d'ailleurs).
 
Pour...
Ceux qui crèvent d'ennui le dimanche après-midi
          parce qu'ils voient venir le lundi
         et le mardi, et le mercredi, et le jeudi, et le vendredi
         et le samedi
         et le dimanche après-midi.
 
Voilà. Prevenire è meglio che curare, contro l'ennui du dimanche après-midi:
 
credits: merci Prévert, nella nuova, graziosa edizione Folio di Paroles.
 
        
 
6月14日

_fiumi astrali_

La luna è in gemelli, apparemment.
Je m'en fiche, of course.
 
Ma Rob Brezsny è un genio.
 
Gemelli (21 maggio - 20 giugno)

Da milioni di anni, i grandi fiumi della Terra finiscono nei mari. Ma oggi, a causa dell'eccessivo sfruttamento da parte dell'uomo, alcuni antichi fiumi rischiano di prosciugarsi prima di raggiungere la loro meta. Tra questi ci sono il Fiume Giallo in Cina, il Tigri e l'Eufrate in Medio Oriente e il Rio Grande in Nord America. Ecco una metafora su cui riflettere pensando al tuo futuro a lungo termine, Gemelli. Nelle prossime sei settimane potresti fare qualcosa per assicurarti che il fiume della tua vita rimanga collegato a una fonte più grande. Considerala una priorità.

 
 
Già già già.
4月25日

Adesso è tutto più chiaro.

 
Silvio superstar. 
 
"Molti spunti dei discorsi" del candidato francese all'Eliseo "sono tratti dai miei libri": questo ha sostenuto l'ex presidente del Consiglio. In particolare, ha aggiunto, "io una idea che avevo dato anche ai miei amici francesi: quella di dar vita ad un ministero dell'Immigrazione e dell'identità nazionale".
 
 
Buona festa della Liberazione. Verrà un giorno... (da leggersi con il ditino alzato e minacciante alla Frà Cristoforo)
Verrà un giorno in cui ci libereremo di questa gente piccola piccola. E non solo di taglia. Verrà?
 
"Non partecipo a feste in cui la realtà storica viene stravolta e utilizzata da una parte contro l'altra".
 
Taci Silvio, taci.
 
4月20日

And the winner is...

... peu importe.
 
 Dedié aux electeurs français, tiré du blog de la campagne presidentielle du jeune facteur Olivier Besancenot.

Petite histoire tirée d’une B.D. de Coluche et Reiser...

Un pauvre questionne un ami :
 si tu avais 10 châteaux, tu m’en donnerais un ?
 oui, bien sûr
 si tu avais 10 voitures, tu me donnerais 1 voiture ?
 oui, bien sûr
 si tu avais 10 maisons, tu m’en donnerais 1 ?
 oui,bien sûr
 si tu avais 10 chemises, tu m’en donnerais une ?
 ah ça non !
 ben pourquoi ?
 parceque j’ai 10 chemises

.... et que le moins pire gagne (sob sob) :-(

(Le drapeau, c'est pour Solène. Evidemment.)

3月6日

Metablog

 
All'epoca lontana del liceo, un improbabile supplente di filosofia consigliere comunale a Pizzo Calabro, nonché ex mozzo di bordo di navi commerciali , cercò di inculcare a noi sprovveduti brufolosi sedicenni che la metafisica fosse "quella cosa che sta A META' della fisica". E vabbé.
A metà tra il serio e il faceto, questo post è su un post it attaccato a una paretina interna del mio cervello da quando ho cominciato a leggere e scrivere blog (in netto ritardo sul resto del mondo, I know.)
A che cosa serve un blog?
Perché si scrive un blog?
Chissà quanti migliaia di post in migliaia di blog hanno già dato la loro risposta a domande simili.
Ce n'è ancora un'altra. Perché leggiamo i blog altrui? Ognuno ha la sua risposta. Una delle cose che mi interessano e stupiscono di più, deformazione professionale?, è scoprire raccontastorie talentuosissimi e insospettabili in giro per la rete. (Che la maggior parte degli esseri umani non siano dotati di talento letterario mi sembra scontato, ovviamente. Quindi no comment sull'immensa quantità di disarmoniche parole che affollano la democratica e onnicomprensiva - nonché acritica - rete. E poi de gustibus son gustibus, come dice il saggio).
Ma nei blog delle persone che conosciamo, anche di quelle che crediamo di conoscere bene, che cosa cerchiamo? Di loro dovremmo sapere ogni cosa, e se c'è qualcosa che di loro non ci è detto, perché avremmo poi il diritto di leggerlo?
Ogni autore scrive per essere letto, non esiste scrittura che non abbia già in sè la necessità di riattivazione di senso della lettura.
Ecco una bella ovvietà.
Ergo chi scrive in un blog non lo fa come in un diaretto segreto, niente chiave della valigia sansonait a sigillare cottarelle e storielle di vita quotidiana. Chi scrive un blog vuole essere letto. Potenzialmente da tutti, ma proprio tutti, almeno tutti quelli che condividono il suo stesso sistema lingua.
Ecco la seconda bella ovvietà.
Poi ci sono i post criptici. Ci sono delle cose che non si riescono a dire, anche quando vorremmo condividerle. E allora qualche frase, qualche pezzo di poesia altrui (a volte propria, anche... pare che sul Parnaso siano sprovvisti di connessione, grazie a dio -Apollo, ovviamente). In qualche caso si scrive anche solo per dire quello che non si direbbe mai.
Non si parla qui che dei blog a forte caratterizzazione "personale", è chiaro. Blog di cucina, alta finanza, cinema & musica trovano in sè la motivazione della loro esistenza e della loro fruizione. Tutti scrivono scrivono scrivono.
Ma perché perché perché.
Perché questo post?
Forse per ricordare l'improbabile prof di filosofia che vendeva penne in oro di Napoli a 700 mila lire in sala professori durante la ricreazione; aveva preso 36 alla maturità, ma ci teneva a ricordarci che la laurea di filosofia in qualche modo l'aveva avuta.
All'epoca i blog non c'erano, ma la gente che ci tiene a raccontare i fatti suoi è sempre esistita.
A metà della fisica.
 
2月17日

Ma DICO io...

 
"Sappiamo che il tentativo di imporre d'autorità e in maniera univoca e uniforme una nostra concezione della famiglia alla società civile europea sarebbe visto quale pretesa di parte e contribuirebbe probabilmente a radicalizzare i conflitti e a degradare ulteriormente il costume".
"Chi potrebbe oggi sostenere che, per affermare i valori per noi importanti, basterà un'opposizione frontale alle trasformazioni in atto e un'obiezione di coscienza di fronte a ogni intervento legislativo, che accetti di misurarsi con le questioni poste da un nuovo e discutibile costume?".
Martini e Tettamanzi, orate pro nobis.
 
(Il "discutibile" lo trovo discutibile. Ma apprezziamo la démarche.)
 
(E questo è tutto quello che ho da dire su questa faccenda.)
 
12月1日

Astinenze

Oggi primo dicembre, giornata mondiale della lotta all'AIDS.
 
Bush ha trovato una soluzione rivoluzionaria, non c'è che dire.
 
 
Allora io mi permetto, caro zio George, di ringraziarti e contraccambiare la cortesia, con un consiglio, modestamente genialissimo.
 
Per combattere l'obesità, prima causa di morte negli USA nel 2005, smettetela di mangiare tonnellate di BigMac e astenetevi dall'innaffiarli con litri e litri di Coca Cola. Astenetevi da burro d'arachidi, dalle French Fries, dalle unte pizze alte 4 dita e larghe quanto l'enorme diametro dei vostri enormi forni. Astenetevi, funziona.
 
Come dici? Semplicistico? Riduttivo? Il problema è fortemente radicato nella cultura del Paese?
Già.